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ANATEMA per i politici napoletani PDF Stampa E-mail
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lunedì 20 ottobre 2008
Riceviamo e porgiamo a conoscenza, uno splendido scritto, del responsabile regionale di Insorgenza Civile Vittoria Mariani.


 di Vittoria Mariani

 Quando l'ebbrezza giovanile mi esaltava ad ogni credo, ad ogni
 dogma, ogni tanto mi richiudevo nel guscio del mio pensieroso io. E
 quando l'incedere dei passi stanchi dei vecchi partenopei evocava alla
 memoria gesta, battaglie e fulgida antica luce di un tempo che fu,
 allora prepotente in me si risvegliava la voglia di ostentare lo storico
 passato delle mie genti, il sublime ricordo dei racconti dei nonni che
 pur tra mille difficoltà ebbero il dono d'avere altra sorte. Altra
 sorte! Sì, la sorte di chi con signorilità d'animo e con tanta pazienza,
 costruiva, nell'intento e nella certezza, l'economia di una città che
 non ha mai avuto pari per clima, per bellezza, cultura e intelligenza.
 Allora, io pensavo nel mio cuore "Questa città è benedetta da NOSTRO
 SIGNORE!"... Eppoi l'emozione di camminare su quei ciottoli di lava
 sconnessi dei decumani, un tempo calpestati da milioni di passi, belli,
 lisci, ancora pieni dell'energia di quei passi, pronti ad ospitare anche
 le mie orme, respirando l'aria del Maestrale che dolce ci accarezza, ci
 trasporta nel sogno ad occhi aperti della nostra Civiltà. quale beata
 rigenerazione! Tutte le volte che socchiudevo gli occhi, visitavo il
 buio pesto dell'inferno e avevo sempre timore di non poter più vivere
 questo sogno eterno: il sogno eterno della freschezza della mia città .
 che ogni giorno gratifica chi merita... ed anche e più chi meriti non
 ne ha. La spuma che superba s'infrange sulla scogliera al'alba, al
 mattino, alla sera, al ritmo del sospiro del mondo, persino quando è
 inverno fa piacere, perché sa di un vento caldo, di una brezza sferzante
 di piacere! Quando piove, poi, e l'aria rinfresca è come una risata, una
 vera gioia, tra scrosci e dispettose "ventecate", il dondolio delle
 barche e le bordate. e pare che la risacca intoni una canzone per questo
 suo popolo innocente come uno scugnizzo, geneticamente immorale perché
 libero nonostante le catene di scatenare la fantasia; un popolo di buoni
 e di mascalzoni, di tenori, baritoni e voci bianche che intonano una
 canzone che tutti, lungo ogni coordinata, possono ascoltare insieme
 all'eco del canto delle sirene, che siano figli degni o peccatori del
 malaffare.... E torno ancora alla giovanile ebbrezza. che palpito. che
 sogno. quale carezza! E' la carezza antica della mia città che con la
 sua aureola, ogni giorno, il sorriso di un saluto mi da. Anche nella
 solitudine della vita incompresa mi sussurra sempre due parole, mi
 spinge ad alzare la testa, mi da il suo calore, mi riempie d'amore. e so
 che ho sempre un rifugio sicuro, ermetico, nel profondo di questo mare
 che raccoglie le mie confidenze.
 Saccheggiatori di Napoli, d'ogni specie e tempo, siete condannati
 alla solitudine dell'animo, perché animo e cuore sono regali degni delle
 persone che amano la propria terra, che non la umiliano! Assassini
 d'ogni tempo, morirete anche voi e per voi ci sarà una scia di vomito e
 di vergogna a sentiero verso l'inferno. Non passerete mai alla storia,
 perché la storia si purga delle nefande carogne, ammassi putrescenti
 dell'illusione del potere dei potenti che usurpano, predano,
 saccheggiano l'amata terra dei nostri padri. Questo mare non è per voi e
 alla fine v'inghiottirà e vomiterà fuori le vostre carogne; questo sole
 non è per voi e prima o poi brucerà le vostre sporche carcasse; questo
 vento è per voi e non vi darà sollievo dal fuoco, anzi vi risucchierà,
 portandovi lontano come la tempesta azzera e distrugge tutto. Maledetti!
 Voi non siete degni di questo dono della natura Divina, eppure siete
 ancora qui ad oltraggiarla! Quando scoccheranno le ultime ore della
 vostra permanenza sarete chiamati a Giudizio. e non dai giudici cui
 avete legato le mani e cucito la bocca. e scoprirete com'è facile perire
 ad opera di voi stessi, scoprirete che il potere non è mai eterno, che
 il pugno nel quale stringete i trenta danari non sarà più capace di
 trattenere che un granello di sabbia e le vostre bocche partoriranno
 empie disperazioni quando dovrete abbandonare la gerla dei doni di cui
 non siete mai stati degni!

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